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LA STORIA DI ANNALISA, MASSAGGIATRICE NON VEDENTE

Avevo sentito parlare di lei da una mia conoscente: “ fidati, è eccezionale, devi assolutamente andare da lei”. Così, un bel pomeriggio di fine estate mi decido e vado al centro benessere. Annalisa mi accoglie con un sorriso e tanta cordialità.
E’ una massaggiatrice non vedente, da appena tre mesi ha avviato la sua attività, ma trovare un posto libero tra gli appuntamenti è già un’impresa.
Si dice che il suo tocco sia magico, ed in effetti, appena mi stendo sul lettino, e le sue mani si muovono, sicure ma delicate, sulla mia schiena, avverto subito una sensazione di estremo relax.

I massaggiatori non vedenti- mi racconta- erano noti già in oriente e nell’antica Grecia, eppure le prime figure “professionali” del settore, furono introdotte in Europa nel 1918, quando, per via della guerra, gli ospedali militari necessitavano di personale addetto alla riabilitazione dei feriti. Così, all’epoca, il massaggio fu elevato al ruolo di arte ausiliaria sanitaria.

Non con poco imbarazzo, e nel tentativo di non sembrare indiscreta, le chiedo come faccia ad essere così “naturale”, ed Annalisa, 30enne di Roma, ridendo, mi rincuora dicendo che è abituata a questo genere di curiosità.
“essere non vedente, non è un limite per me. Quando un senso viene a mancare, infatti, l’organismo risponde con meccanismi di compensazione. E’ l’istinto di sopravvivenza, che fa si che gli altri sensi si sviluppino in modo da sopperire a quello mancante. In pratica, ho imparato a “vedere” con le mani.”

Ed infatti, lei, cieca da quando era piccola a seguito di una terribile malattia, sembra aver sviluppato capacità tattili straordinarie, che la hanno portata ad avere una sensibilità della manipolazione molto più elevata degli altri. Mi spiega anche che, la prima scuola italiana di massaggi dedicata ai non, ed ipo vedenti, è nata a Firenze nel ’24, ed oggi ce ne sono moltissime. L’attestato conseguito, in realtà, è lo stesso che ricevono gli altri, con l’unica differenza che, nell’insegnamento pratico, i ragazzi non vedenti vengono educati seguendo un percorso palpabile.

“Non siamo incapaci solo perché abbiamo qualcosa in meno egli altri, e non siamo fenomeni da baraccone. La cecità toglie, certo, ma è capace anche di dare”.
Ed a giudicare dalla sua bravura, Annalisa, così come tanti altri ragazzi nelle sue condizioni, di cose da dare ne ha, e anche molte.
Perché c’è un’enorme differenza tra il vedere ed il saper vedere, ed in questa differenza, fidatevi, gli occhi non servono.

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